Dossier · 01 / 02

Architetture
di Spazi Minimi

Architetture di Spazi Minimi, trio in scena

Quanto spazio resta per l’altro, quando tutto ci spinge a difenderci?

Il progetto

Tre corpi attraversano un presente segnato dalla violenza, dal conflitto e dalla difficoltà di stare insieme. La tensione del mondo entra nei gesti: irrigidisce, allontana, alimenta il bisogno di proteggersi. Tra il desiderio di contatto e la paura di esporsi, ogni incontro può diventare uno scontro — o aprire una possibilità.

Architetture di spazi minimi cerca questa possibilità nel poco che resta tra un corpo e l’altro: una mano che sostiene, uno sguardo che non si sottrae, un peso condiviso. La cura non cancella il conflitto. Lo attraversa, mettendo in discussione la distanza, la forza e il potere nelle relazioni.

Lo spazio minimo non è un rifugio dal mondo: è il luogo in cui provare a cambiarne le regole. Una performance di 15 minuti, adattabile a spazi teatrali e all’aperto.

La ricerca

Difendersi, chiudersi, attaccare, fuggire. O cercare l’altra. La ricerca parte da queste reazioni e dal modo in cui si imprimono nei corpi. Paure, memorie e contraddizioni diventano materia coreografica: distanze da negoziare, equilibri da ricostruire, confini da ascoltare.

Le tre performer costruiscono architetture provvisorie, fatte di appoggi, incastri e separazioni. Nessuna può abitarle da sola: ogni gesto modifica lo spazio delle altre, ogni cedimento chiede una risposta. La vulnerabilità smette di essere soltanto qualcosa da nascondere e diventa una possibilità di relazione.

Architetture di Spazi Minimi, dettaglio della scena

Costumi

Anche i costumi portano questa tensione: divise militari trasformate con pizzo e tessuto bianco. La durezza incontra la tenerezza; l’impulso a difendersi convive con il desiderio di affidarsi. Nel corpo a corpo, la cura reciproca prende forma come pratica concreta di resistenza.

Architetture di spazi minimi, intreccio di corpi e sguardi

Suono

La musica dal vivo, composta ed eseguita da Sabrina Boarino, accompagna il processo come presenza fisica, dando forma allo spazio sonoro e dialogando con il movimento.

Sabrina è una musicista e cantautrice con una solida formazione: porta in scena un intreccio originale di sintetizzatori e voce, dando forma a un paesaggio sonoro stratificato e immersivo.

Suono e corpo condividono la scena, coabitando lo spazio e creando zone di risonanza reciproca.

Ritratto della musicista Sabrina Boarino

Trailer

Crediti

Collettivo Lattea — Chiara Cardona, Francesca Massaioli, Ornella Trespidi
Musica dal vivo · Sabrina Boarino
Fotografie · Andrea Macchia, Elisabetta Nari
Costumi · Marco Caudera

Coproduzione e sostegno · Mosaico Danza; Compagnia Zerogrammi.