Dossier · 02 / 02

MORAINE

Un trio che ripercorre la memoria di un mondo in trasformazione.

MORAINE, scena performativa

Il progetto

MORAINE intreccia danza, musica e arti visive per esplorare la relazione tra corpo, territorio, identità e memoria collettiva in un mondo attraversato da profonde trasformazioni climatiche e sociali.

Le danzatrici abitano un paesaggio in continua metamorfosi, evocato dai corpi e dalle immagini di ghiacciai, acque, rocce e sedimenti. Le loro presenze si intrecciano con voci e testimonianze di comunità alpine, che vivono in prima persona gli effetti del cambiamento climatico, dando forma a un archivio vivo e mutevole di memorie, gesti e conoscenze legate ai luoghi.

In un presente segnato da aggressività, polarizzazione e senso di precarietà, MORAINE si pone come atto di resistenza gentile, come gesto politico e poetico: non una resistenza passiva, ma la capacità di prendersi cura, ascoltare, tramandare, creare legami e immaginare insieme nuove forme di equilibrio.

MORAINE, le tre danzatrici in movimento all’aperto
MORAINE, performer nello spazioMORAINE, gruppo in scena

La performance

MORAINE nasce dal desiderio di dare corpo all’urgenza climatica, invitando a trasformare la fragilità in una possibilità di relazione, perché anche nei territori più segnati dalla perdita possano emergere nuove radici.

Una morena è ciò che rimane dopo il ritiro di un ghiacciaio: un accumulo di detriti, una traccia geologica, un archivio minerale della presenza di qualcosa che non c’è più. Cosa resta di un paesaggio quando la sua forma è cambiata? Quali gesti, forme di conoscenza, rituali e memorie sopravvivono quando un luogo perde la propria sostanza originaria?

«Immagina il giorno in cui il ghiacciaio si staccherà dall’ultimo fiocco di neve che scivolerà via insieme alle gocce d’acqua. Chissà che urlo silenzioso nel sentirsi solo una pietraia.»Fabrizio Caramagna
MORAINE, danzatrici vicine alla terra nei costumi bianchi stratificati

Collaborazioni

Nel lavoro MORAINE dialoga direttamente con le danzatrici generando un paesaggio in continua evoluzione fatto di ghiacciai, acque profonde, tracce minerali, comunità montane e visioni post-alluvionali.

La componente musicale, sviluppata con il performer e musicista tedesco Philipp Charpit, intreccia voce, elettronica e suoni raccolti nei paesaggi, creando un ambiente sonoro che esplora le trasformazioni tra presenza e assenza, solidità e incertezza.

Philipp Charpit durante una performance

Musica

Philipp Charpit

La componente musicale, sviluppata con il performer e musicista tedesco Philipp Charpit, intreccia voce, elettronica e suoni raccolti nei paesaggi, creando un ambiente sonoro che esplora le trasformazioni tra presenza e assenza, solidità e incertezza.

Philipp Charpit è un performer e musicista tedesco residente nei Paesi Bassi dal 2012. Utilizza la voce come strumento espressivo centrale nei paesaggi sonori che compone e produce. Tra il 2023 e il 2024 il suo lavoro è stato sostenuto da una borsa biennale assegnata dal Comune di Groningen, città in cui vive.

Costumi

Costumi realizzati in collaborazione con Accademia Unidee — Fondazione Pistoletto. Le forme bianche, i tessuti stratificati e gli elementi sospesi costruiscono una presenza scenica sospesa tra figura, paesaggio e materia.

MORAINE, dettaglio dei costumiMORAINE, copricapo di scenaMORAINE, costume completo esposto

Crediti

Danzatrici e coreografe · Chiara Cardona, Francesca Massaioli, Ornella Trespidi
Musica originale · Philipp Charpit
Video production · Punto Rec Studios
Costumi · Accademia Unidee — Fondazione Pistoletto
Produzione e supporto · Mosaico Danza
Co-produzione · Zerogrammi
Fotografie · Andrea Macchia; Accademia Unidee Agustina Tecle

Con il supporto di Fondazione Compagnia di San Paolo — Bando Starter 2025, ARPA Valle d’Aosta e comunità montane locali in Valle d’Aosta.